Cantastorie

Il Cantastorie

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Il cantastorie figura tradizionale della tradizione orale popolare era un artista di strada che si spostava nelle piazze e raccontava con il canto una storia, sia antica, spesso in una nuova rielaborazione, sia riferita a fatti e avvenimenti contemporanei. Le storie narrate entravano a far parte del bagaglio culturale collettivo di una comunità. I cantastorie accompagnavano la “Cantata” con uno strumento, come chitarra o fisarmonica, e si aiutavano con un cartellone su cui veniva raffigurata la storia, descritta nelle principali scene

Uno dei filoni più importante del repertorio dei cantastorie era costituito dalle chansons de geste (“canzoni di gesta”), i poemi epici francesi medievali: grazie ai cantastorie, leggendari eroi come Carlomagno, Orlando, Rinaldo e Angelica divennero personaggi popolari. I cantastorie ebbero quindi un importante ruolo di mediatori culturali, rendendo accessibile il mondo della letteratura colta alla massa della popolazione, perlopiù analfabeta. In un certo senso, anzi, essi restituivano la grande epica alla tradizione orale da cui era nata. Ma anche vite dei santi e leggende sacre, storie d’amore tragiche e sentimentali e imprese di famosi banditi venivano messe in versi e declamate. Spesso la narrazione era interrotta ad arte nei punti salienti della vicenda, dando luogo a una specie di ‘storia a puntate’ che anticipava i meccanismi delle telenovelas di oggi.

Il cantastorie oggi.

Se da una parte la figura di poeta sociale e di piazza è totalmente scomparsa in Italia, l’eredità nascosta dei cantastorie riaffiora di tanto in tanto in alcuni spettacoli teatrali, soprattutto nell’area del teatro non ufficiale ed il Teatro Proskenion ne raccoglie il testimone e pone la figura del Cantastorie al centro della sua ricerca teatrale, attraverso principalmente due tipologie di percorso che sono rappresentate da due degli artisti del suo ensemble.

Nino Racco, con la sua scelta di dimensione non ufficiale, costituisce un chiaro esempio di ripresa volontaria e convinta della figura del cantastorie. Alla ricerca puramente “archeologica” degli strumenti della tradizione, ha aggiunto una tecnica recitativa fondata sulla fisicità, dove la parola cantata o recitata è supportata da una base di comunicazione ritmo-fisica e mimica. I primi spettacoli messi in scena da Nino Racco (Salvatore Giuliano, La Baronessa di Carini), sono il segno dell’eredità più tipica dei cantastorie, rimasta intatta nel passaggio all’interesse per le vicende attuali. Il tipo di attore-narratore che risulta da questa esperienza, diverso nell’aspetto dalla figura più antica della tradizione, è però mosso dalla stessa autentica aspirazione che allude al passato e sottende l’arte del cantastorie: colui che sta sempre dalla parte dell’offeso vuole provocare le emozioni più autentiche e profonde del pubblico e indurlo così alla riflessione.

Nando Brusco musicista calabrese, il nostro cantastorie preferisce, in luogo della classica chitarra, il tamburo quale strumento col quale accompagnare i suoi “cunti”, i racconti cioè che animano i suoi spettacoli sempre meno confinati alla sola regione Calabria. Canti e racconti che sono finiti, per la sua primissima volta, su un album che prende il nome di Tamburo è voce – Battiti di un cantastorie, nome già dato al suo precedente tour tanto perpetuo quanto itinerante: “L’amuri di Calabria – afferma Brusco – non è solo uno spettacolo di cantastorie, ma il frutto di una ricerca artistica ed esistenziale. Per il mio sentirmi profondamente figlio di questa terra, ho scelto di compiere un viaggio fra le sue storie, i suoi cunti… per raccontare vicende ironiche e drammatiche, che appartengono alla Calabria”.

 

a cura di Nino Racco, Nando Brusco, Vincenzo Mercurio